Consigli di lettura

Vi presentiamo una selezione dei libri e libricini che Vi consigliamo di leggere o, a seconda dei casi, di leggere insieme ai Vostri bambini.

So bene che il futuro non sarà quasi mai bello come una fiaba.

Ma non è questo che conta.

Intanto, bisogna che il bambino faccia provvista di ottimismo e di fiducia, per sfidare la vita.

 

Gianni Rodari

Durante una formazione dedicata ad attaccamento e inserimento, per comprendere meglio come il bambino può vivere l’inserimento e cosa è per lui il legame di attaccamento, abbiamo visto alcuni frammenti tratti da “Diario di un bambino” di Stern, famoso psicoanalista infantile, che racconta le esperienza dei bambini dal loro punto di vista…
Questo bambino si trova con la mamma e la descrive così: "...la mamma è l’unica isola nota in vista, la conosco ormai a memoria…” Ecco che quando il bambino non ha altri riferimenti noti intorno a sé il suo legame di attaccamento si esprime alla massima potenza e questo è quello che accade durante l’inserimento, quando il bambino si trova in un contesto nuovo e sconosciuto." 
Poi il bambino continua il suo racconto "...e voglio esplorare lo spazio che mi circonda. Resto in contatto con lei attraverso il ricordo, il suo profumo, anche senza guardarla"” Il bambino ha interiorizzato la figura materna e sente di averla vicina anche senza vederla. Continua "...qualcosa mi attira dolcemente lontano da lei,  ma  resto  ancorato  alle  sue  coste  per  disegnare  una  carta geografica mentale di cui lei è il punto fisso…”" Ecco emergere il sistema di sperimentazione, che porta il bambino a compiere un vero e proprio viaggio di esplorazione dell’ignoto. “Adesso c’è qualcosa di diverso. Un'altra bambina, proprio come me, anche lei in viaggio, sprigiona la mia stessa energia vitale, ma non curva lo spazio intorno a sé. Non mi respinge, sono libero di avvicinarmi, di esplorarla e di toccarla”. E’ importante dire che il bambino ha una percezione spaziale delle cose: la mamma è uno spazio accogliente; gli altri invece sono uno spazio distante. E’ curioso però che, dagli otto mesi, quando emerge la “crisi dell'’estraneo” il bambino ha paura di avvicinarsi agli altri adulti, che percepisce come estranei, mentre ha meno paura di avvicinarsi ai bambini, riconosciuti come simili a sé, si pensa in base alle proporzioni del volto. "Ora qualcuno la solleva e la porta via. D’un tratto sono perduto. Non riesco a ritrovare la stella della mamma e le sue linee di forza sono indebolite, diventa sempre più grande, lo spazio non ha più confini. Niente più mi trattiene. Mi sto dissolvendo come un granello di sale in un oceano di spazio... Sono in preda al panico..." Ancora qui emerge la paura dell'’estraneo e la ricerca della mamma come figura di attaccamento che dà protezione. “Lei è da qualche parte vicino ma non riesco a vederla..."
"Una volta al sicuro il panico mi abbandona e si ritrae, scivolando lungo la pelle del collo e delle spalle. Il senso di sicurezza nasce in superficie e si propaga al’'interno. La forza magnetica della mamma mi sottrae allo spazio. Ritrovo la mia identità attraverso le linee del suo tocco". Il bambino ritrova serenità e sicurezza nel tempo stesso in cui recupera il contatto con la figura di attaccamento.

Da questa descrizione, fatta con gli occhi e la voce di un bambino, abbiamo visto quali sono le sensazioni contrastanti che il bambino prova durante l'’inserimento/ambientamento al nido: attaccamento verso la madre, paura dell'’ignoto e curiosità che spinge all'’esplorazione dello stesso.

Altri libri presenti nella bibliografia della formazione:

Ho letto recentemente un libretto (dico “libretto” perché sono una novantina di pagine) molto interessante dal titolo “53 risposte verosimili alle 42 domande impossibili dei nostri figli”.
Vorrei consigliarne la lettura a tutti i genitori, in particolare ai papà (essendo curato da un papà, è molto presente il nostro punto di vista), perché oltre ad essere scritto in modo piacevole ed ironico, fornisce una serie di spunti preziosi su come rapportarsi alla fatidica “età dei perché”, che i nostri figli vivono in genere tra i 3 e i 4 anni (Jacopo ha già iniziato, ma leggendo il libro ho capito che... siamo solo all'inizio), sui quali quantomeno riflettere.
Per farvi capire il modo, non accademico ma pratico e spiritoso, con il quale vengono affrontate le “42 domande impossibili”, ve ne trascrivo una, che ho trovato molto divertente (ce ne sono molte altre, dalla parolaccia che ci è scappata ai regali di Babbo Natale, e via dicendo):
Ma quanto facevano i film in bianco e nero, di che colore era l'erba?

Quelli di noi che hanno avuto un'infanzia televisiva in bianco e nero ricorderanno forse un accrocchio che un vicino, un parente, un amichetto avevano in casa: una specie di pannello di plastica trasparente che si metteva davanti allo schermo e che era azzurro in alto e verde in basso. Per dare la sensazione di vedere a colori, capite? Come se tutte le immagini trasmesse fossero bellissimi panorami di campagna. Demenziale. Ma indice che questa storia del mondo in bianco e nero proprio non quadrava a nessuno.
Figuriamoci ai bambini, che il bianco e nero quando lo vedono? Qualche vecchia comica, forse. Un paio di film di Jacques Tati, se hanno inquietanti genitori cinefili. Poco altro. E allora che dire?
Che l'erba in tutti i tempi del mondo è sempre stata verde, sono capaci tutti. A filmare con il telefonino un prato usando un'applicazione che vira tutto come in un vecchio film, sono capaci tutti. Provate questa però.
C'è una striscia di quel fumetto geniale che è Calvin and Hobbes dove il piccolo Calvin chiede al padre:
“Perché le vecchie fotografie sono sempre in bianco e nero? Non avevano le pellicole a colori, a quei tempi?”
E sentite cosa gli risponde il padre, imperturbabile:
“Certo che ce le avevano. Infatti, quelle vecchie fotografie erano a colori. E' solo che era il mondo ad essere in bianco e nero, a quei tempi”.
“Davvero?”
“Come no. Il mondo divenne a colori solo attorno al 1930, e agli inizi erano colori piuttosto sgranati.”
“E' davvero molto strano.”
“Be', la realtà supera spesso la fantasia.”
“Ma allora perché i vecchi quadri erano a colori? Se il mondo era in bianco e nero, gli artisti non avrebbero dovuto dipingerlo così?”
“Non necessariamente. Molti artisti erano pazzi.”
“Ma... ma in ogni caso come avrebbero potuto dipingerlo a colori? La loro tavolozza non sarebbe stata solo di varie sfumature di grigio?”
“Infatti. Ma come tutto il resto diventarono a colori negli anni '30.”
“E perché allora le vecchie foto in bianco e nero non sono diventate foto a colori?”
“Perché erano fotografie a colori di un mondo in bianco e nero, ricordi?”
E così Calvin impara che il mondo è molto, molto più complicato di quello che possa sembrare. E che i genitori non sono sempre sani di mente.

Potrà sembrarvi un po' fantasiosa come risposta, ma leggendo il libro comprenderete come l'autore spieghi che spesso è meglio giocare di fantasia con i perché dei nostri bambini, evitando tecnicismi che non comprenderebbero e, del resto, non sono nemmeno ciò che in quel preciso momento ci stanno realmente richiedendo. [G.M.]

Questo libro è stato oggetto, insieme ad altri, di una interessante formazione allo staff educativo su fiabe, favole e storie ed ho sperimentato personalmente con i miei bimbi la sua efficacia per parlare del tema. [G.M.]


E’ la storia di Roberto, che torna da scuola già un po' arrabbiato. Quando torna a casa, il padre lo accoglie immediatamente con un rimprovero “Levati quelle scarpacce!” che non fa che peggiorare l’'umore di Roberto. Quando il padre lo invita a mangiare gli spinaci, la situazione diventa intollerabile. Roberto esplode in un attacco di rabbia e va in camera sua. Una Cosa rossa esce dal suo corpo e inizia a distruggere tutte le sue cose. Roberto a vedere quel disastro si arrabbia ancora di più, e più lui si arrabbia con la Cosa rossa, più il mostro rosso diventa piccolo. Quando finalmente Roberto riesce a dire “Basta!, e riesce a chiuderlo in una scatolina, tutto torna tranquillo. A quel punto Roberto va dal papà e gli chiede «Papà, è rimasto un po’ di dolce?».

Vorrei condividere con voi un decalogo che ho trovato su un libro molto bello regalatomi da Gianluca e Nadja.
“Onora il figlio e la figlia” e' un libro scritto dalla psicopedagogista e psicoterapeuta Maria Rita Parsi e dalla psicologa e psicoterapeuta Maria Beatrice Toro, per fissare i presupposti di una corretta genitorialità.
E' l'undicesimo comandamento proposto dalla Fondazione Movimento Bambino: onorare significa rispettare e amare, amore e rispetto si esprimono in una serie di comportamenti.

“I bambini sono poeti: agiscono
come eroi che non aspirano alla gloria,
perché sono la gloria
e non hanno miti, perché vivono nel mito.”

I bambini “sono poeti”, poiché possiedono intatto il dono della creatività.
Sono 'porte aperte sull'esistenza', poiché ancora non hanno interiorizzato schemi, inibizioni e blocchi; all'inizio delle loro vite non si conformano ancora ad alcuna regola sociale; i bambini vivono nella dimensione pura della spontaneità, dell'azione creativa.
Già da piccolissimo il bambino e' depositario di esigenze, bisogni, impulsi, desideri, fantasie, capacità e pensieri che possiedono un senso preciso e un'intima coerenza.
E' un gioiello fatto di capacità straordinarie che, oltre a essere specifiche dell'età infantile, vanno poi a costituire il nucleo della personalità adulta, dato che per tutta la vita ci portiamo dentro una 'parte bambina'. Quel 'qualcosa' che ci rimane del bambino che siamo stati è il massimo valore che ci portiamo dentro.

IL DECALOGO RADICI E ALI

Quello che possiamo dare ai figli consiste soltanto in due cose: radici e ali, come dice un antico proverbio canadese del Quebec.
Radici per trarre l'energia necessaria a vivere e a crescere, per poter essere stabili, forti, integrati nell'ambiente familiare e sociale che li circonda. Ali per essere autonomi, liberi, per volare in alto, attirati dalla luce del sole, nel cielo della piena autonomia e della realizzazione personale, dell'incontro con gli altri, del confronto, della spiritualità e del futuro che doneranno a loro stessi e al mondo. Poiché il loro futuro e' il futuro del mondo. [P.M.]

Un simpatico libretto illustrato che racconta di Giulio, sia nella versione "attaccabrighe", sia -in positivo- nella versione "angioletto perfetto". Ammetto che il titolo mi aveva lasciato piuttosto dubbioso (la "perfezione" è un concetto delicato parlando di infanzia), ma poi leggendolo mi sono reso conto che per come è impostato è molto utile per aiutare i bimbi a riconoscere, ma anche accettare e possibilmente contenere gli impulsi negativi verso i coetanei, che sono del tutto normali a certe età.

Lo leggo periodicamente con i miei figli, che lo ascoltano e guardano con grande divertimento. [G.M.]

Della collana fanno parte anche "Giulio fa i capricci", "Giulio non si lava", "Giulio è troppo goloso", "Giulio è distratto" e "Giulio non è prudente".

Quali letture scegliere (6-36 mesi)?

 

  • 6-12 mesi:il bimbo ha la capacità di raccogliere i dati del libro (la voce, il volto, l’oggetto). Per questa età sono particolarmente adatti pubblicazioni rigide con immagini di bambini, oppure libri in grado di offrire esperienze multisensoriali (ad esempio tattili e uditive).

 

  • 12-24 mesi: il bambino scopre il libro non solo come oggetto, inizia a indicare le immagini che conosce. Per questa fascia di età sono particolarmente adatte delle storie molto semplici che parlano di eventi quotidiani (la nanna, la pappa…) che i bimbi possono trasportare e maneggiare agevolmente. In questo periodo della loro crescita chiederanno spesso di farsi rileggere la stessa storia e proveranno a ripetere o a completare le frasi.

 

  • 24-36 mesi: potranno essere proposte ai bambini pubblicazioni con rime semplici che possono essere facilmente ricordate oppure pubblicazioni riguardanti cibi, animali, mezzi di trasporto cioè categorie che conoscono.

 

  • 30-36 mesi: si possono leggere storie che assecondano la loro curiosità, che emozionano. A questa età la storia può essere usata anche come occasione per porre loro domande e sostenerli nello sviluppo del linguaggio.

Un libricino ben confezionato nei testi e nelle illustrazioni, che mi offre l'opportunità di parlare con i miei bimbi dei sentimenti, quelli belli e quelli "brutti", divertendosi con le facce buffe a loro associate. [G.M.]

  • if_facebook_social_network_web_seo_61645
  • if_bird_twitter_tweet_social_network_seo
  • if_pinterest_social_616450
  • if_instagram_social_photo_pictures_camer
  • if_youtube_play_social_video_control_net

© 2016-2020 by GRILLO PARLANTE S.n.c. - Via F. Chopin, 20 - 20141 Milano - P.IVA e C.F. e Iscrizione CCIAA Milano 03323280960